Genitori aggressivi con i docenti? Spesso è un segno di insicurezza


Vi sono diversi i fattori a concorrere nelle dinamiche che sfociano nelle agressioni contro gli insegnanti. Principio di autorevolezza, sensazione di onnicomprensiva competenza individuale, insicurezza, possono essere alcuni di questi.

Un tempo si demandava a chi si riteneva fosse più competente di noi. Oggi c’è la tendenza a sentirsi competenti e più liberi di sentenziare su tutto. Internet, Google illudono le persone di potersi esprimere su ogni argomento.
 Il fenomeno della cosiddetta democrazia diretta è un segnale che credo confermi questa tendenza. Corollario è di conseguenza la svalutazione dell’autorità, anche per rafforzare la propria. Altro fattore possibile, per quanto possa apparire paradossale, è una sensazione di insicurezza riguardo alle proprie capacità educative.
Queste incertezze anziché favorire un dialogo con i docenti, spesso si traducono in un attacco nei loro confronti. Conversione nell’opposto e formazione reattiva sono le dinamiche psichiche, o per dirla più propriamente, i meccanismi di difesa coinvolti. Convertire nell’opposto significa trasformare con il comportamento una pulsione, uno stato dell’essere nel suo contrario.

Quindi l’insicurezza prende le forme dell’arroganza. La formazione reattiva è simile, induce anch’essa a un comportamento cosciente opposto al desiderio inconscio intollerabile e non pronunciabile. Quindi i genitori che vorrebbero sentirsi bravi educatori ma temono di non esserlo agiscono in modo aggressivo anziché collaborativo. Senza dimenticare che un richiamo è un attacco narcisistico per l’alunno ma anche per l’adulto e oggi siamo in una società molto fragile da questo punto di vista, con la conseguenza di sapere tollerare male la frustrazione.

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